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Progetto TiburtinaUn po' di storia Ogni anno sbarcano sulle coste italiane centinaia di persone tra le quali anche i richiedenti asilo, perseguitati e/o vittime di guerre con terribili esperienze alle spalle. Si tratta di persone con problemi diversi da quelli degli immigrati: rimangono in attesa di una risposta alla propria domanda di asilo in alcuni casi per più di uno/due anni, mentre la legge stabilisce un termine massimo di 45 giorni. Non è permesso loro di lavorare fino a quando non sia stato stabilito lo stato di Rifugiato. Solo per i primi 45 giorni dall’arrivo in Italia hanno diritto ad una sovvenzione. La costante affluenza di arrivi nei centri di prima accoglienza li costringe a lasciare i centri e così si trovano sparsi per l’Italia. Alcuni di questi nel settembre 2003 hanno occupato due edifici dismessi (500 persone in uno e 80 nell’altro) vicino alla futura stazione “Nuova Stazione Tiburtina dell’Alta Velocità”. Il problema dell’alloggio è stato così provvisoriamente risolto, ma le condizioni in cui questa gente viveva sono difficilmente immaginabili. Varie associazioni si sono fatte portavoce dei loro bisogni già a partire dal dicembre 2003, tra le quali: Architettura Senza Frontiere, MSF (Medici senza frontiere), MCT (Medici contro la tortura), AI (Amnesty International), ACSE (Associazione Comboniana servizi emigranti). Ogni associazione, secondo le proprie competenze, ha cercato di rivendicare i diversi diritti degli abitanti i capannoni offrendo loro una prima assistenza di tipo legale, medico e logistico. Superato il primo periodo è nato un comitato di coordinamento tra alcune associazioni e i richiedenti asilo e/o rifugiati per portare a conoscenza dei loro disagi la Pubblica Amministrazione. Questo comitato ha lavorato con azioni immediate atte a migliorare le condizioni di vita dei rifugiati all’interno dei due edifici occupati e con attività di medio-lungo periodo allo scopo di individuare una nuova possibile collocazione per i richiedenti asilo. Nel frattempo, nel 2004, i richiedenti asilo abitanti il capannone più grande sono stati sfollati dal Comune di Roma e distribuiti nei vari centri di accoglienza. Ma ormai l’esperienza della comunità autogestita aveva reso impossibile la permanenza presso i nuovi centri gestiti in maniera assistenziale e non partecipativa. Il risultato è stata l’occupazione di un edificio insieme ad una associazione che faceva parte del coordinamento. Avendo scelto un percorso legale, oggi il coordinamento Tiburtina si trova a portare avanti, con i residenti del piccolo capannone, un progetto.
Il progetto Sulla base del percorso fatto in due anni, insieme alle comunità residenti a Tiburtina e alle altre associazioni coinvolte, si è sviluppato un’idea di progetto per apportare un contributo al miglioramento dell’Accoglienza in Italia. L’approfondimento delle normative esistenti sull’argomento (PNA e “Rapporto sul diritto d’asilo in Italia” dell’ICS) ha infatti messo in luce l’inadeguatezza dell’attuale sistema (sia dal punto di vista infrastrutturale che normativo). 1. Dallo studio critico della normativa e funzionalità dei centri di accoglienza esistenti, dal dialogo con le comunità residenti nei capannoni sulla Tiburtina è nata l’idea di creare un Nuovo Modello di Centro di Seconda Accoglienza. Il progetto nasce e si sviluppa con i richiedenti asilo stessi, che da due anni a questa parte mettono in evidenza le loro necessità per il miglioramento dello spazio abitativo e funzionale che tenga conto dell’interculturalità delle comunità degli occupanti e ne favorisca la possibilità di integrazione nel quartiere e nella città. A questo proposito è prevista anche la stesura di un nuovo regolamento per la gestione economico-sociale del Centro Modello. 2. L’inadeguatezza del sistema normativo italiano e la difficoltà di reperire dati sul problema dei Richiedenti asilo in Italia suggeriscono la necessità di organizzare una giornata di sensibilizzazione e informazione sul tema “I Richiedenti asilo in Italia”. Per questa giornata è prevista la redazione di un power-point e la preparazione di tavole grafiche di sintesi con la spiegazione del Nuovo Centro Modello. E’ anche previsto un intervento/relazione sul tema dei Richiedenti Asilo dal punto di vista legale, sanitario e abitativo. 3. Quanto sopra descritto ed approfondito – qualora il Comune di Roma mettesse a disposizione un edificio da ristrutturare ed adattare allo scopo – potrebbe portare in un secondo momento all’applicazione pratica del Modello precedentemente ideato, con una fase di progettazione architettonica, a partire dall’organigramma del modello (funzionale-sociale-gestionale), secondo criteri di sostenibilità. Più in dettaglio: - studio dei sistemi biocompatibili e sostenibili dal punto di vista energetico e ambientale; - studio del quartiere in cui si troverà il centro, servizi presenti/mancanti, tipologie di residenti ecc...); - trasferimento del modello in pratica attraverso la redazione di elaborati grafici per la ristrutturazione dell’edificio. Per quanto riguarda l’aiuto all’integrazione sono previsti corsi di formazione professionale e corsi di lingua italiana (a carico delle altre associazioni presenti nel Coordinamento).
ASF-partner Architettura Senza Frontiere ONLUS - Italia Donor Self funding - Cesarch (Centro Studi dgli Architetti di Roma) Country Italy Region/city Rome Period September 2003 - September 2005 Cause UN Millenium development goals Category Become intermediaries between the ‘dropout’ collectives (like immigrants, ill people, women, and so on.) and different administrations. Typology Social housing In detail Realization of e new model of hosting center for refugees The project was born with the aim to formulate guidelines for future sustainable projects of “Second Hosting Center” for refugees asking for asylum, in order to give a contribution for the improvement of the Hosting System in Italy. This system results to be inadequate and privileges the assistance character and not the participative, typical of the existing hosting center management. AFS Onlus worked out the typological and compositive scheme of a New Model of Second Hosting Center, able to be used by local Administrations to apply it in the recovering processes of buildings or for new ones, to create a built-up and functional space, taking into account the communities’ interculturality in order to stimulate integration in the neighbourhoods and in the city. The project has been developed in a participative way together with groups asking for asylum and occupying two dismissed buildings near the future “ Nuova Stazione Tiburtina dell’Alta Velocità” in Rome. |
Progetto Colombia Progetto Tiburtina Progetto Ghana - Ospedale Progetto Ghana - Masterplan Progetto Congo - Telema Progetto Youth Progetto Netics Sostieni i progetti di ASF![]() zoom immagine![]() zoom immagine![]() zoom immagine![]() zoom immagine![]() zoom immagine![]() zoom immagine![]() zoom immagine archivio news26 Giugno 2008 XXII UIA World Congress of Architecture - Torino 2008 24 Giugno 2008 XXII UIA WORLD CONGRESS OF ARCHITECTURE - Torino 2008 24 Giugno 2008 Torino - 1 luglio 2008 - XXII UIA WORLD CONGRESS OF ARCHITECTURE |
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